Suono e voce nella prospettiva audiopsicofonologica di Alfred Tomatis
 
di Felix B. Lecce, docente universitario e Formatore di Comunicazione, CACF, Ipnosi, NLP e NHR 
 
Secondo Alfred Tomatis, chirurgo ed otorinolaringoiatra fondatore della audio-psico-fonologia, l'immagine del corpo in effetti è l'immagine mentale che ognuno si fa di sé, o più precisamente il "concetto integrato" che ognuno si fa di sé stesso in quanto schema corporale. Un'immagine è il più delle volte è molto diversa da quella che dovrebbe essere un'immagine obiettiva. Tant’è che in certe fotografie noi abbiamo difficoltà a riconoscerci. Gli altri ci identificano subito, mentre noi magari siamo imbarazzati perché non corrisponde alla nostra immagine ideale del nostro corpo, del nostro portamento.  
Tomatis sosteneva che il modo in cui una persona si mostra, la sua posizione, sono in dipendenza diretta dell'immagine che la stessa si è fatta di sé. Sosteneva anche con un po’ di esperienza si può arrivare a capire se una persona che vedete per la prima volta sia sorda o balbuziente o schizofrenica. Ciascuna di dette tipologie di soggetti  evidenzierà un particolare modo di camminare e specifiche  attitudini posturali che sono coerenti con un'immagine del corpo molto particolare, imposta, in parte, dal deficit che li ha colpiti.
 
Gli studi di Tomatis hanno evidenziato che esiste un rapporto fra l'immagine di sé e certe disposizioni interne somatiche o mentali. Infatti per l'uomo l'immagine del corpo è determinata in gran parte dall'utilizzazione del suo campo neuronico, utilizzazione che varia da persona a persona, ed a seconda di fattori accidentali (come la sordità, la depressione o la psicosi), che li caratterizzano distinguendoli gli uni dagli altri.
 
Noi, in un certo senso, siamo dei sistemi nervosi ricoperti da un involucro somatico. La nostra immagine si crea partendo da ciò che funziona al meglio. Può essere la testa, ma anche i piedi. Nei giocatori di palla canestro è evidente, l'immagine del corpo privilegiata è quella delle braccia e della loro statura, mentre per un musicista essa potrà essere molto diversa. Nei giocatori di bigliardo, diversamente da quelli di scacchi, è ancora ad un altro livello che si sviluppano la maggior quantità di neuroni.
 
In un certo qual modo l'immagine del corpo del giocatore di pallacanestro integra il pallone e che quella del giocatore di bigliardo integra la stecca.
Se se sei un grande musicista devi avere necessariamente “integrato” il tuo strumento. Il violino, la chitarra, il pianoforte, la tromba o qualsiasi altro strumento deve divenire, in un certo senso,  il prolungamento diretto del tuo corpo, come fosse anch’esso disseminato dei tuoi stessi neuroni. Un pilota di Formula 1 ha un'immagine molto differente da quello di un maratoneta, perché è come se la sua immagine si estendesse fino ai pneumatici, nel gergo dei piloti si suole dire: "fare corpo con il veicolo", oppure “Sentire l’asfalto sotto i piedi”.
 
Per quanto riguarda i musicisti va detto infatti che il loro modo di suonare è dovuto ad elementi corporei e neuronici. E’ stato dimostrato scientificamente che se si chiede ad un pianista di improvvisare, e si modifica nel contempo il suo campo neuronico interessato, si constaterà che la sua improvvisazione sarà perturbata. Grazie ad una speciale apparecchiatura chiamata “Orecchio Elettronico a precessione”, ed inventata da Alfred Tomatis, è possibile modificare il suo modo di ascoltare ed osservare che, di conseguenza, se si impone un diagramma uditivo molto ampio, egli suonerà in modo tale che le sue braccia danzeranno su tutta la tastiera. Imponendogli al contrario un campo molto ristretto le sue mani saranno sempre in contatto. Si può agire anche sul “filtro” che fa passare la banda di frequenza, per esempio dai gravi agli acuti, le sue mani seguiranno lo stesso percorso.
 
Il nostro corpo è circondato da una struttura fatta di stimoli e impulsioni che eccitano tutti i suoi punti. Poco a poco la somma di queste eccitazioni e pressioni realizza un'immagine integrata, una immagine che, in qualche modo, modella il corpo nella sua totalità. Possiamo constatarlo meglio se ci immergiamo in una superficie di acqua agitata e con onde. Quando le onde ci toccano noi possiamo sentire meglio il limite del nostro corpo.
 
Le pressioni e gli eccitamenti in cui è immerso il corpo sono "acustiche". Ciascun essere è immerso in una struttura sonora che lo scolpisce. Il suono, cioè il silenzio, le sue modulazioni ed il rumore che ne interrompe la trama non si indirizzano solamente all'orecchio, ma tocca tutto il corpo. L'orecchio, certamente, ne è divenuto il captatore principale, ma si tratta solo di una differenziazione progressiva, derivata da una zona di pelle che all'origine non si distingueva dalla superficie cutanea.
 
L'aria non smette di muoversi, di essere animata da movimenti di rotazione ed il nostro corpo nella sua totalità ne subisce le conseguenze. Il fatto di vivere nel suono, e più precisamente in quello che possiamo emettere, "il linguaggio", imprime sempre tutta una serie di piccoli impulsioni, tocchi, su tutta la nostra immagine corporea, su tutto il nostro sistema nervoso periferico. In funzione del nostro modo di parlare, del timbro della nostra voce, noi andiamo ad interessare più o meno intensamente alcune parti del nostro corpo.
 
E' evidente che la loquacità scolpisce alcune superfici privilegiate: il viso, la faccia anteriore del torace e del ventre, le palme delle mani, la faccia dorsale della mano destra fra pollice ed indice, la parte interna degli arti inferiori soprattutto a livello del ginocchio, la pianta dei piedi.
 
Il linguaggio sensibilizza poco a poco tutte le zone sensoriali più facilmente interessate dalla fonazione. E le zone più favorevoli a queste informazioni risiedono soprattutto là dove particolari fibre nervose specializzate a percepire gli stimoli pressori, sono più dense.
Allora la verticalità è necessaria per offrire la più grande superficie possibile agli stimoli sonori, se vogliamo sviluppare il nostro linguaggio. E la postura verticale non è la migliore. La postura più favorevole è certamente quella che gli Yogi chiamano l'Asana del loto.
 
Se ascoltiamo un calciatore dire “Farò certamente meglio alla prossima partita!”, potremmo udire una voce sorda, poco ricca in acuti. Perché parla, inconsciamente, a quella sua parte che funziona meglio, che è il centro della sua attività, della sua vita. Quest'uomo vive certamente nelle sue gambe. Ora è necessaria una voce grave per toccare la parte inferiore del corpo.
 
La cosa migliore sarebbe quella di riuscire ad irradiare con la voce tutte le superfici corporee, come fanno gli asceti. Gli Yogi tibetani cercano di ottenere un suono omogeneo capace di inondare il corpo nella sua interezza.
 
E’ assolutamente importante è ricordarsi che la voce cambia! Perché? Perché essa non irradia  soltanto il corpo dall'esterno, ma anche tutta la struttura scheletrica. Emettere un suono è fare vibrare l'aria esterna, senza dubbio. Ma questa vibrazione non si ottiene solamente facendo uscire tutto dalla bocca, lanciando degli stimoli attraverso essa. Chi crede sia così, di solito non sa usare correttamente la propria voce.
 
Chi canta bene, utilizza tutto il suo corpo come uno strumento straordinario, che prende a vibrare per mezzo dell'appoggio della laringe sulla colonna vertebrale. E infatti, è la colonna che canta, e che cantando, fa vibrare tutto il corpo fino al cranio. Il vero suono esce da tutto il corpo, e non solamente dalla bocca.
 
Aristotele e Platone dicevano che cantare e parlare era fare vibrare all'unisono l'aria che è all'esterno con quella che è all'interno!
 
Incredibile ma vero: anche migliorando la voce si può rimodellare il proprio corpo! Con una buona voce ci si può rimodellare completamente. Ed è in funzione della voce che noi possiamo integrare la struttura del nostro corpo e modificarla.
Alcuni studiosi che collaboravano di Tomatis ebbero modo di notare che molti emigranti, quando tornavano al loro luogo di origine, i loro parenti ed amici notavano che essi avevano cambiato il loro modo di parlare, ma anche il loro viso. Avevano assunto una morfologia molto simile a quella degli indigeni del luogo in cui erano emigrati…
 
Il suono, secondo Tomatis, modella l'essere nella sua totalità, anche perché va ad interessare  elettivamente anche le ghiandole endocrine. Le stesse ghiandole endocrine che tentano di stimolare gli asceti orientali.
 
Ad esempio, tutto il “teatro povero” di Jerzi Grotowsky consiste nel cercare di fare vibrare questa o quella parte del corpo, per esempio interpretando la parte del leone, ed emettendo suoni, gridando. Il personaggio lanciato in questa improvvisazione finisce per avere, in una certa misura, le sembianze del leone o dell'animale feroce che sta rappresentando! E siccome questo teatro è basato sulla partecipazione collettiva, il pubblico stesso, ad un certo momento, viene ad assumere questa o quella sembianza.
 
Vi è mai capitato di esservi accorti di iniziare anche voi a balbettare in presenza di certi balbuzienti? Ciò può avvenire quando la personalità del balbuziente è particolarmente forte e può influenzarci inconsciamente. Allo stesso modo un buon cantante ci può euforizzare: in poco tempo è come se noi stessi stessimo cantando; il nostro respiro si espande, il nostro viso si distende.
 
Un dialogo, secondo la prospettiva audio-psico-fonologica, avviene perché due persone si mettono in vibrazione l'una con l'altra. Noi trasmettiamo il nostro linguaggio con tutto il corpo. E quello che noi desideriamo trasmettere originariamente, non sono i modi, ne dei suoni, ma delle sensazioni profondamente sentite, profondamente vissute in noi dai nostri neuroni sensoriali. Senza saperlo, trasmettiamo gli stessi accordi al nostro interlocutore, che inconsciamente fa funzionare la propria chiave ad immagine della nostra, cosicché entreremo in risonanza. E' quello che succede quando abbiamo due pianoforti e suonandone uno facciamo vibrare anche le corde del secondo.
 
La qualità della comunicazione fra due persone dipende in gran parte dalla compatibilità delle loro immagini corporee. Tomatis lo ha potuto verificare sperimentalmente: grazie ai suoi “filtri” di frequenza, ha imposto a due soggetti delle curve uditive identiche, poi li ha lanciati in una spinosa discussione: non sono entrate in disaccordo! Poi ha invertito le curve e ha iniziato un dialogo sul tempo che faceva: un quarto d'ora dopo stavano litigando. Ciò dimostra fino a quale punto il livello mentale è influenzato dal corpo e quanto a sua volta modifichi il linguaggio dal quale è influenzato. Questo sistema funziona nei due sensi: c'è una interazione fra il livello mentale e il corpo. Quale dei due è all'origine del processo d'interazione è cosa difficile da dire.
 
Riassumendo, in chiave audio-psico-fonologica, l'immagine del corpo è l'integrazione che uno si fa dell'utilizzo di sé. Ma è anche il modo di rapportarsi all'altro!