di Felix B. Lecce, docente universitario e Formatore di Comunicazione, CACF, Ipnosi, NLP e NHR 
 
Partendo per una destinazione sconosciuta, che sospettiamo possa essere imprevedibile ed insidiosa, sentiamo spontaneo il bisogno di munirci di una mappa geografica per orientarci in modo affidabile. E siccome pensiamo che tale mappa sia affidabile, rifiutiamo, a priori, l’idea che possa essere necessario cambiarla in qualche modo. Ci sembra molto più vero e rassicurante ciò che dice la mappa che le indicazioni che potremmo cogliere dal territorio esplorato; paradossalmente, le persone preferiscono distorcere la realtà per salvaguardare la validità della propria mappa, piuttosto che separarsene per ragionare iniziando dalla realtà.
 
L'osservatore imparziale, quindi, è un’utopia. L'evoluzione dell’immagine dell'universo (secondo l’accezione astrofisica del termine) è un esempio lampante: il concetto aristotelico, che ha prevalso per centinaia di anni, situava la Terra al centro dell'Universo; intorno ad essa roteavano le sfere cristalline, incastrate una dentro l'altra come delle bambole matrioska. Alcune sorreggevano dei pianeti, un'altra il Sole, l'ultima le stelle. Tutto ciò collimava alla perfezione con la maggior parte delle informazioni disponibili al riguardo ed apparivano basate sul buon senso. Il cristianesimo volle aggiungere un’altra sfera situandola al di là di quelle stellari: la sfera degli angeli.
 
A nessuno sarebbe venuta l'idea, nei secoli, di mettere in dubbio un simile equilibrio frutto dell'osservazione dei fenomeni astronomici. Questo fatto si adatta molto bene a ciò che Paul Watzlawick chiama “realtà di prim 'ordine” (osservare la rotazione dei pianeti, delle stelle e del Sole) e “realtà di second'ordine” (la Terra è, ovviamente, al centro; i corpi celesti, quindi, restano sospesi mediante un supporto invisibile, una sfilza di sfere di cristallo trasparente).
Tuttavia furono sollevate due importanti obiezioni: come riuscivano le comete a intersecare l'orbita dei pianeti e ad attraversare le sfere senza spaccarle? Perché l'equilibrata danza dei pianeti era turbata da repentini cambiamenti di traiettoria di alcuni di essi?
 
La “realtà di prim'ordine” si arricchiva di dati aggiuntivi e la “realtà di second'ordine” diventava instabile. Sfortunatamente, quest'ultima appariva così appagante, sia nella sua formulazione, che nella sua apparente immutabilità, al punto che rimase integra fino all'arrivo di Copernico.
Quest’ultimo ebbe la sapiente accortezza di avvertire il lettore di aver spostato il centro dell'Universo dalla Terra al Sole, perché attraverso tale artificio intellettuale avrebbe potuto spiegare più agevolmente i movimenti apparenti degli astri, alla luce delle due importanti obiezioni alla concezione aristotelica di Universo.
Successivamente, Newton e Keplero, scoprirono che i movimenti circolari erano, in realtà, ovali. Poi il Sole venne situato fuori dal centro dell'Universo. Più tardi Albert Einstein, che definì l’Universo fisso, stabile e finito. Ma si dispiacque un pò delle sue affermazioni, quando Edwin Hubble dimostrò che l'Universo è in continua evoluzione. George Gamow arrivò alla conclusione logica che, andando indietro nel tempo, tutto l'Universo si situava in un solo punto! E oggi siamo giunti ad immaginare addirittura che l'Universo sia curvo!
 
Allora, la “realtà di prim'ordine” è davvero la sola e vera realtà? E la “realtà di second'ordine” sarebbe l’unica fonte di errori? No assolutamente! L'osservazione dei fatti è inscindibile dalla loro interpretazione; prima di tutto perché dobbiamo affidarci ai nostri cinque sensi (in astrofisica prevale la vista, al punto che si convertono le emissioni sonore e termiche in grafici e in colori), poi perché è difficile osservare senza avere idee preconcette o aspettative su ciò che si sta per esaminare, e perché è raro che ci sia davvero qualcosa di nuovo da scoprire, tanto che si cerca sempre un collegamento con certezze precedenti.
È per questi motivi che una teoria per assurgere a scienza deve accettare di sottoporsi ad ogni tipo esperienza che possa metterla in discussione. Se tutte le teorie scientifiche, filosofiche, religiose o psicologiche accettassero la medesima regola, quante di esse potrebbero arrogarsi verità assolute?