Perché molti farebbero bene a tacere, soprattutto in materia di terrorismo e Sicurezza nazionale.

di Felix B. Lecce

Comunicare responsabilmente significa, secondo me, comunicare avendo piena consapevolezza degli effetti che i propri comportamenti, le variazioni “involontarie” della propria voce e le proprie parole possono ingenerare negli altri, anziché preoccuparsi soltanto di ciò che si vuole intendere con determinate parole pronunciate o scritte! “Amen”, avrebbe detto a questo punto un mio amico che adora particolarmente le mie definizioni così apodittiche e pragmatiche.

La verità è che la maggior parte delle persone viene addomesticata a scuola ed all’università a badare soltanto alle parole dette, scritte, ascoltate o lette. Ragion per cui ci si preoccupa di ciò che si deve comunicare, trascurando di avere soprattutto attenzione al “come” ed al “quando” comunichiamo. Oltretutto si commette l’errore di presupporre che gli altri diano alle nostre parole lo stesso significato che gli attribuiamo noi. 
Se pronuncio la parola “mela”, l’unica certezza che posso avere è che chi comprenda la mia lingua possa pensare al frutto chiamato “mela”. Ma non posso avere alcuna certezza circa la dimensione del frutto a cui penseranno. Né potrò sapere se verrà loro in mente una mela acerba, matura o marcia. Se penseranno ad una mela tridimensionale o bidimensionale ecc. ecc. Di conseguenza non posso avere alcuna certezza nemmeno rispetto alle emozioni ed alle reazioni che avranno per effetto della personalizzazione soggettiva, sia al livello percettivo che cognitivo, del vocabolo “mela” che, a tutta prima, sembrerebbe molto univoco e per nulla equivocabile. Per maggiore precisione, il problema, più che riguardare il significato della parola “mela”, riguarda gli effetti percettivi, cognitivi ed emotivi che può suscitare soggettivamente in ogni persona il semplice leggere o ascoltare tale parola.
Fatta questa importante premessa, prendiamo ora in esame il gran parlare e scrivere(a sproposito) di molti in materia di terrorismo e Sicurezza nazionale. Infatti recentemente si è assistito ad una improvvisa proliferazione di autoproclamati esperti che si confrontano e si scontrano sui media e sui social network  criticando quanto già fatto e “pontificando” su quanto c’è ancora da fare per la Sicurezza del nostro Paese per fare fronte all’emergente rischio terroristico di matrice pseudo-islamica brandizzato “ISIS” o “IS”.
 
Sui social network leggo post di deliranti “esperti” dell’ultimo minuto che sciorinano la loro magica ricetta su come risolvere l’annoso problema che, a loro dire, il governo, i Servizi di sicurezza e le Forze dell’Ordine del nostro Paese starebbero dimostrando di essere incapaci di affrontare e risolvere.
In TV e sui giornali si assiste a politici che nel tentativo di tranquillizzare l’opinione pubblica, magari consigliati ad hoc da pagatissimi portavoce o ghost-writer,  si lanciano in proclami del tipo:«Non vi è un effettivo pericolo di atti terrostici in Italia!», facendo si che anche coloro che fino a quel non avevano pensato a tale eventualità(maldestramente negata), inizino addirittura a preoccuparsene. Se dico: “Non pensare ad un elefante rosso.”. Istantaneamente ti viene da pensare all’elefante rosso. Poi magari razionalizzi che non avresti dovuto pensarci, ma intanto ci hai già pensato. Esiste un solo modo efficace per evitare di far pensare qualcosa a qualcuno: evitare di scriverne e parlarne!  
 
Quello che mi preoccupa di più e l'eventualità che rappresentanti sindacali o di associazioni di categoria delle Forze dell'Ordine o singoli sedicenti appartenenti a tale tipologia di istituzione, seppur animati dalle migliori intenzioni, possano prestarsi involontariamente al gioco di un certo tipo di giornalismo di dubbia eticità e finiscano per rilasciare interviste in cui, con l'intento unicamente di denunciare all'opinione pubblica carenze di uomini e mezzi, finiscano per rivelare in realtà quante, quali e dove le maggiori vulnerabilità degli apparati di sicurezza costituiti dalle Forze di polizia, quali le rispettive carenze di uomini, mezzi, equipaggiamenti ed armamenti e le relative inefficienze di quanto già hanno in dotazione. Oltretutto, così facendo, potrebbero incorrere in un gravissimo "effetto collaterale" di comunicazione: rivelare anche al “nemico” quali sono gli obiettivi più facili da colpire ed in molti casi, anche quando e come poterli colpire più facilmente. Oltre al fatto che potrebbero anche rendersi rei della fattispecie delittuosa di "rivelazione del segreto d’ufficio"(previsto e punito dall’art. 326 del Codice penale).
Dato ancora più preoccupante e paradossale per chi tutela i diritti lavorativi degli appartenenti alle Forze dell'Ordine, tali “denunce” mediatiche potrebbero determinare un aumento del rischio di vita per gli operatori di polizia impiegati di servizio in quei dati “obiettivi” di cui loro stessi avrebbero rivelato in dettaglio la vulnerabilità protettiva e/o tattica e, di conseguenza, potrebbero alimentare la motivazione di singoli malintenzionati dell’ultima ora o di pericolosi terroristi a compiere atti estremi.
Che cosa fare? Nell'immediato: sensibilizzare maggiormente anzidetti soggetti sui possibili effetti collaterali delle loro frequenti comunicazioni mediatiche. Nel medio e lungo termine: demandare la formazione e l'aggiornamento comunicazionale degli appartenenti alle Forze dell'Ordine a veri esperti(mi riferisco a color che hanno esperienza pratica) del settore, anzichè a generici psicointellettuali super-eruditi, ma incapaci di trasmettere lo specifico "saper fare" e "saper essere"!  
Per nostra fortuna, cari lettori, a tutti i suddetti comunicatori “fai da te” ed alla maggior parte degli “esperti” sparlatori di terrorismo e Sicurezza nazionale non è noto nessuno dei segretissimi ed efficacissimi piani di sicurezza decisi dal governo italiano ed attuati dai Servizi di Intelligence e Sicurezza del nostro Paese, altrimenti avremmo davvero seri motivi per preoccuparci della nostra Sicurezza nazionale e della nostra incolumità. Non posso dirvi perché sono certo di tutto ciò, ma posso darvi certamente la mia parola d'onore!
Sono d'accordo con Aristotele che sosteneva:"Il saggio non dice tutto quello che pensa, ma pensa a tutto quello che dice." e perciò concludo con una mia massima, certamente assai più modesta anche se, credo, di pari efficacia: “Ogni volta che scrivi o parli ricorda: tu non sei il destinatario della tua comunicazione, bensì soltanto il mittente!”.