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Oggi: 22 Set. 2018
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L'eterno interrogativo sulla leadership è: leader si nasce o si diventa? La domanda è fuorviante perché presuppone due sole possibilità di risposta. Tutti nasciamo con capacità e attitudini da cui possiamo tirar fuori il massimo con l'apprendimento. William Shakespeare diceva: «C'è chi nasce grande, chi lo diventa e chi è costretto a diventarlo». Nessuno nasce già leader! Tutti abbiamo da imparare. Soltanto l'apprendimento nell'accezione più estesa del termine ci può permettere di far emergere le nostre naturali inclinazioni. Chi crede che “leader si nasce”, farà mai qualcosa per sviluppare la propria leadership o per migliorarla? Farà mai qualcosa per permettere agli altri di sviluppare la loro leadership? Ho studiato a lungo e mi sono occupato per molti anni di leadership in ambiti militari particolarmente a rischio ed ho constatato che tutta la specifica letteratura internazionale concorda nel sostenere che “leader si diventa” quando capacità e attitudini si fondono in una sinergia unica e irripetibile, condizionata certamente dall'accumularsi di relazioni interpersonali instaurate nel tempo, dall'ambiente in cui si è vissuti prevalentemente e dalle situazioni in cui ci si è trovati più spesso.

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L’Analisi Comunicazionale Forense è un complesso di esami tecnico-scientifici di tutte le modalità,  contenuti, forme e mezzi attraverso i quali ogni persona esterna ed esprime la propria comunicazione.
È finalizzata alla rilevazione e decodifica metacomunicativa di tutti i contenuti, sia quelli espressi con intenzione logico-razionale che quelli esternati involontariamente ed inconsapevolmente.
La decodifica consiste nell’esame dei possibili messaggi impliciti ed indiretti contenuti nella formulazione sintattico-linguistica della produzione verbale, nell’analisi contestualizzata dei segni esternati a livello corporeo, delle micro-espressioni facciali, oltre nell’analisi audio-fonologica del parlato. Per tale analisi si prendono in esame esclusivamente tutti quei segni espressi nei contenuti e nelle forme della comunicazione umana che sfuggono normalmente all’attenzione ed al controllo delle persone, perché difficilmente percepibili per entità e durata oppure, perché comunemente considerati privi di significato comunicativo e perciò non meritevoli di attenzione e di interesse. Attraverso la valutazione mirata di dette informazioni si isolano quegli indicatori che la comunità scientifica internazionale e la letteratura ritengono più idonei a qualificare il grado di sincerità e di convincimento dei comunicanti presi in esame.

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good vs effective(1).pngTroppo spesso nella nostra vita scartiamo ciecamente qualcosa o qualcuno, soltanto perché non ci piace, anche se potrebbe essere efficace e benefico per noi!  Il gradimento è spesso un efficace "arma di distrazione" da quello di cui abbiamo effettivamente bisogno!

Nel campo della formazione italiana avviene spesso che i formatori vengano valutati in base al gradimento, anziché in base all'efficacia didattica. Per meravigliarsi del fatto che molti giovani formatori puntino più sul fare colpo sui corsisti, esibendo ogni possibile trovata sensazionalistica o facendo e del cabarettismo inopportuno
, a tutto discapito del fare della buona ed efficace formazione. 

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Un’ausilio metodologico semplice per apprendere, in poco tempo, un buon uso emozionale della voce e migliorare di conseguenza la propria genuinità comunicativa.
 
 
Sempre più spesso mi capita di sentire persone che parlano male di qualche disciplina, approccio formativo o formatore, sebbene non né sappiano alcunché, né in teoria, né per esperienza. Psicologi che parlano male della PNL e dell’ipnosi, per sentito dire o per pregiudizio psicanalitico. Piennelisti che sparlano di psicologia, senza saperne nulla. Gente che parla male dei c.d. motivatori, senza aver mai frequentato un loro corso, ecc. Insomma una marea di quelle che io definisco “critiche incompetenti”. Ovvero critiche per “partito preso”, per antipatia, per propri pregiudizi in genere, che provengono da persone che non hanno alcuna conoscenza o competenza riguardo a quanto criticano.

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di Felix B. Lecce
 
Siamo abituati ad usare la negazione “non” per anticipare e negare le possibili obiezioni dell’altro, con l’intento di tranquillizzarlo. Cosa succede in realtà nella testa dell’altro. Proviamo per capire. Preparati ad opporti con tutta la vostra volontà fisica e mentale a questo: Non immaginare una fetta di limone, con il sapore pungente ed acido del suo succo che si spande sulla tua lingua. Ti suggerisco anche di non immaginare come lo spandersi del succo di limone farà salivare la tua bocca. Permettimi anche di suggerirti di non immaginare come il succo di limone ha un effetto sulla tua salivazione, in questo momento. Intanto che noti una tendenza alla salivazione, rifletti: ti avevo detto di opporti, cosa ti è successo? E’ successo quello che succede nella testa di chiunque quando gli dici qualsiasi cosa preceduta dal “non”.

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