di Felix B. Lecce

Da tempo mi domando come si possa rispondere in modo originale e concreto ai seguenti interrogativi, spingendosi al di là degli assiomi e dei dogmatici assunti teorici della filosofia, del diritto, della dottrina giuridica e della giurisprudenza:

- Perchè una stessa legge può essere interpretata e applicata in molti modi diversi?

- Perchè può succedere che persone diverse, tutte incensurate, della stessa età e nazionalità, che commettono, lo stesso tipo di reato da cui conseguono risultati della medesima gravità, possono essere processate e condannate in modi assai dissimili?

- Perchè succede che alcuni, sebbene colpevoli, vengono considerati innocenti, ed altri, anche se innocenti, vengono inquisiti, processati e condannati come se fossero colpevoli?

Io credo che le risposte alle suddette domande possano essere riassunte in una semplice, quanto provocatoria affermazione: «Perché ancora non abbiamo capito che bisogna affidare ai computer la creazione e l’applicazione delle leggi! Esiste forse qualche altro modo per avere leggi univoche e per garantire che la legge sia davvero uguale per tutti?».

Ma adesso che ci penso, mi sembra anche una risposta molto rischiosa. Devo anche fare i conti con la bizzarra, quanto incauta, abitudine di lettura/ascolto/osservazione che abbiamo noi  persone: “tradurre” quello che gli altri scrivono/dicono/fanno in quello che significa per noi. C’è infatti il rischio che qualcuno per effetto della propria traduzione possa convincersi, erroneamente, che io sia un folle assertore della incapacità legislativa e giuridica dell’uomo, oppure un pericoloso sostenitore della necessità di sostituire in toto dell’uomo con i computer. Figurati se io vorrei mai che ci esponessimo al rischio di affidarci ai computer: sono terribilmente insensibili, non sono influenzabili e, peggio ancora, sono rigidamente imparziali; addirittura, si basano soltanto sulle informazioni che gli dai; fanno soltanto quello che sono programmati a fare (anziché fare quello che vogliamo noi, volta per volta, e caso per caso); come se non bastasse, hanno soltanto certezze di tipo matematico; rilievo ancora più grave, non hanno né preferenze personali, né ideologie, né sbalzi di umori e nemmeno simpatie o antipatie; dulcis in fundo,  sono pericolosi…potrebbero ribellarsi ed assumere il controllo totale del nostro pianeta!

Va bene, allora forse mi conviene rispondere in modo più conformista…ci provo: «Perché noi uomini, a differenza dei computer, capiamo, pensiamo, analizziamo, valutiamo, decidiamo, agiamo e reagiamo soggettivamente.». Volendo essere ancora più accomodante, potrei aggiungere anche: «…Meno male che è così! Altrimenti saremmo tutti dei cloni, dei computer o dei robot. ». Che te ne pare?

Beh, anche se detto ironicamente, quello che ho voluto esprimere fin qua è abbastanza ovvio da poter essere così sintetizzato: ogni uomo è diverso da tutti gli altri. Insomma, ho parlato della tanto trascurata…soggettività umana!

E adesso prova tu a dare la risposta a questa domanda:  «Se è vero che siamo tutte persone diverse, è più probabile che la pensiamo tutte allo stesso modo, oppure che ognuno la pensi a modo suo?». La tua risposta sarà ovvia, quanto è ovvio il motivo per cui:

  • Una stessa legge può essere interpretata o applicata in molti modi diversi;

  • Una stessa condotta illecita, anche se produce le stesse conseguenze, può essere valutata e punita, volta per volta, caso per caso e persona per persona ed in modo spesso assai dissimile;

  • Un innocente può essere considerato colpevole, ed un colpevole può essere considerato innocente.

 

Sai qual è, secondo me, la causa principale di tali verosimili eventualità? La soggettività umana!

Eh già, è proprio la soggettività che, come tutte le cose ovvie, è anche sfuggente, trascurabile o peggio ancora, esclusa a priori! Ti pare? Venticinque anni fa, lo studioso  israeliano Moshe Feldenkrais, nella conclusione del suo bestseller “The elusive obvious or basic Feldenkrais”, affermava testualmente: «…La familiarità rende cose, azioni e nozioni ovvie…L’ovvio è elusivo. Quando cerchiamo di raggiungere la fonte principale del nostro pensiero, arriviamo a un punto in cui non è facile vedere se l’elusivo è più ovvio dell’ovvio…Più ci occupiamo dell’ovvio, più ci immergiamo nelle acque profonde dove l’elusivo è sovrano.».

Andiamo ancora avanti. Aggiungerò adesso altri dettagli che ti renderanno maggiormente consapevole di altri aspetti della natura umana che potranno sembrarti ovvi quanto la soggettività umana, ma sono ancora più importanti.

Tempo fa, durante un mio seminario all’università, rimasi molto sorpreso dall’improvvisa obiezione che mi fece uno studente(che fino ad allora era rimasto completamente passivo e silente) e che, più o meno, era formulata così: «Mi scusi professore, ma perché, se è vero, come sostiene lei,  che esiste soltanto la soggettività umana e che siamo tutti influenzabili, come mai ci sono ancora molte persone che credono ciecamente all’oggettività e che combattono dialetticamente ogni giorno con chiunque metta minimamente in discussione tale assunto? Si sbagliano tutti? E come la mettiamo poi con tutti quelli che credono all’imparzialità così solennemente promessa sullo sfondo di moltissime aule di giustizia con cartelli e/o targhe recanti scritto: “la legge è uguale per tutti?». Sarebbe stato facile, quanto relazionalmente sconveniente, evidenziare che la sua domanda sembrava presupporre, implicitamente, che io avevo detto delle fantasiose stupidaggini e che a riprova di ciò, in molti la pensavano diversamente. Solo grazie all’esperienza seppi resistere alla tentazione di reagire alle mie interpretazioni delle sue parole e del suo comportamento  e, dopo averlo rassicurato(ironicamente) del fatto che io non possedevo alcuna facoltà paranormale per “leggere” pensieri e le intenzioni delle persone, mi limitai a a spiegargli che, talvolta, le persone arrivano ad essere talmente condizionate ed accecate dalla loro “fede” dalle astrazioni teoriche, dottrinali, giurisprudenziali, ecc., fino al punto da divenire addirittura incapaci di distinguere le “verità” puramente teoriche, da quelle che hanno anche un riscontro pratico nella vita di tutti i giorni…

Oggettività? Imparzialità? Ammettiamolo tranquillamente: pura illusione! Sappiamo bene che nella quotidianità le persone conoscono ed applicano soltanto le varianti concrete ed empiriche dell’oggettività e dell’imparzialità, quelle che io amo definire: l’oggettività “soggettiva” e la parzialità inconsapevole! Non ne hai mai sentito parlare? Immagino di no, ma appena ti avrò spiegato meglio, scoprirai di sapere già di cosa si tratta.

Riflessione: se parlando di oggettività le persone si riferissero tutte a qualcosa di veramente oggettivo, non esisterebbero così tante diverse, e spesso discordanti, dottrine, teorie, “giurisprudenze”, sentenze, ecc., proprio su aspetti oggettivi.

Nella mia esperienza di formatore e docente, mi è capitato spesso di affidare ai discenti/studenti il compito di definire individualmente per iscritto l’oggettività. Risultati ottenuti? Due soltanto: primo, tante definizioni diverse afferenti allo stesso vocabolo; secondo, l’espressione di “sorpresa” sui loro volti nello scoprire  qualcosa di molto ovvio, ma anche di molto ignorato/trascurato/ignorato: ognuno dà i propri significati alle parole. Anche da ciò discende il mio sospetto che ognuno abbia la propria idea di oggettività e che quindi “esista” davvero anche l’oggettività soggettiva. Quando qualcuno ci parla di “oggettività” ed omette di dichiarare il significato che attribuisce a tale vocabolo, non avendo alcuna possibilità di sapere a quella oggettività si faccia riferimento, abbiamo due sole alternative: uno, attribuire il nostro significato al vocabolo; due, chiedergli che significato sta attribuendo alla “oggettività” Adesso riesci a comprendere meglio cosa intendo io per “oggettività soggettiva”?

Riagganciamoci ora al concetto di soggettività umana, che abbiamo all’inizio tratteggiato come carattere distintivo, introducendo un carattere soggettivo, ma comune a tutti: l’influenzabilità. E qui voglio sfruttare la tecnica del “prima la notizia”: «Siamo tutti, inevitabilmente, influenzabili e influenzati in misura soggettiva, da noi stessi, da altro e dagli altri!».

Possiamo forse negare di essere influenzati dalle nostre convinzioni, dai nostri valori (intesi come: ciò che siamo certi essere importante per noi), dalle nostre preferenze, dal nostro passato e dai nostri pensieri, sentimenti e stati d’animo? C’è un’unica condizione per non esserlo, ma se stai leggendo questo articolo, non è proprio la tua: la condizione di morte!

Possiamo forse negare di essere influenzati da quello che sappiamo degli altri? Se hai risposto sì, verifica l’utilità del tuo convincimento rispondendo anche alla prossima domanda. Se qualcuno molto  credibile ed attendibile ti dicesse che la persona che stai per incontrare è un pericoloso serial killer, andresti all’appuntamento? Ci andresti senza prendere alcuna precauzione particolare? Se sei sano di mente, ma non abbastanza da evitare di andare ugualmente all’appuntamento, prenderesti almeno delle precauzioni. Ma pensaci un po’: questo non significa forse che ti sei fatto influenzare da quello che ti hanno detto su quella persona che stavi per incontrare? Potrebbero aver sbagliato persona; potrebbero averti detto una falsità oppure, aver voluto soltanto spaventarti.

Se una persona ti dicesse: «Sono felice.» con tono di voce triste, le crederesti? Probabilmente no e sai perché? Perché saresti influenzato di più dalla sua voce. Ma questo significa anche che se quella persona fosse un attore capace di utilizzare la voce più adatta per dire ogni parola e per esprimere qualsiasi stato d’animo, tu le crederesti e quindi ti saresti lasciato influenzare dalla sua congruenza comunicativa!

Quindi la parzialità inconsapevole è semplicemente la soggettiva ed inevitabile tendenza che abbiamo tutti  a voler favorire, inconsapevolmente, le persone che ci piacciono e/o ci convincono di più. Ciò avviene, ovviamente, perché ci lasciamo influenzare inconsciamente da noi stessi, dagli altri e da altro. Questo significa anche che subiamo, soprattutto, influenze di cui siamo inconsapevoli e che derivano soprattutto dalle nostre convinzioni, dai nostri pensieri, dai nostri stati d’animo e, perché no, anche da altro e dagli altri!

L’influenzabilità, è una qualità ontologica di tutti noi esseri umani! Ovviamente, mi riferisco all’influenzabilità intesa come particolare sensibilità, soggettiva e inconscia (cioè che agisce a livello inconsapevole), all’influenza esercitata dai propri pensieri e dalle proprie convinzioni, dall’ambiente e dalla comunicazione degli altri.  Che è cosa ben diversa dalla influenzabilità razionale, ovvero quella debolezza psicologica tipica di chi si fa influenzare facilmente dagli altri.

A proposito, sai chi sono i comunicatori più efficaci al mondo? Gli ipnotisti! Perché? Perché sanno comunicare in modo talmente convincente da risultare irresistibile anche al più refrattario degli uomini! Come fanno? Per adesso posso dirti soltanto che hanno un’elevata padronanza del linguaggio, della voce e del proprio comportamento.

Che tipo d’influenza esercitano le nostre convinzioni, i nostri pensieri e stati d’animo? Ci influenzano facendoci percepire un assoluto senso di certezza rispetto alle nostre idee: su noi stessi, sul mondo, sulla vita e sugli altri. In pratica, arriviamo a sentirci assolutamente certi (senza esserne consapevoli) della nostra percezione di noi stessi, del mondo, della vita e degli altri, al punto da mettere sistematicamente in discussione anche la realtà davvero oggettiva!

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