di Felix B. Lecce

Un assioma della PNL recita: “La mappa non è il territorio”? Che cosa sintetizza?

“La mappa non è il territorio”, significa che tutto ciò che noi crediamo, per quanto possa essere vicino alla realtà oggettiva, ha comunque il limite di esserne soltanto una nostra sintesi mentale.

La realtà oggettiva può essere, indubbiamente, percepita e conosciuta da chiunque, ma nessuno se ne può impossessare. E allora ognuno di noi se ne fa una copia nella propria mente. E nonostante ciò molti si comportano come se fossero i possessori dell’unico esemplare originale! Ci comportiamo, abitualmente, come detentori di realtà o verità oggettive e perciò, ci sentiamo in diritto, se non addirittura in dovere, di mettere in discussione qualsiasi altro punto di vista possibile. Ma se fosse davvero oggettivo e reale ciò in cui crediamo, dovrebbe corrispondere alla stessa realtà conosciuta e affermata da chiunque altro, o no? Come mai queste “oggettività” risultano diverse?

Secondo me la spiegazione, al di là di qualsiasi fantasiosa ipotesi teorica, è ben sintetizzata nella definizione che Richard Bandler ha coniato per definire, ironicamente, la “oggettività” degli assunti affermati con vigore dalle varie teorie psicologiche: “l’oggettività soggettiva”. Cioè, ognuno di noi percepisce come oggettiva qualsiasi cosa creda davvero tale e poi, pensa, parla ed agisce di conseguenza!  Ecco da dove nasce, secondo me, il disaccordo: dal senso di profonda certezza che proviamo verso le nostre convinzioni sulla realtà.  Esiste un incorreggibile divario tra la realtà oggettiva e ciò che noi percepiamo come tale.

Ognuno di noi si crea una rappresentazione mentale della realtà in cui vive; creiamo cioè una mappa o modello, che usiamo per generare il nostro comportamento. La nostra rappresentazione mentale della realtà influenza in gran parte il tipo di esperienza che noi avremo della realtà, il modo in cui percepiremo quest’ultima e le scelte che ci sembrerà di avere “oggettivamente” a disposizione. 

Io credo che qualsiasi persona mentalmente equilibrata e, quindi, ben predisposta alla comunicazione efficace, deve possedere almeno i seguenti requisiti:

  1. avere sempre ben presente la differenza tra la realtà e le proprie profonde  “convinzioni di realtà”;
  2. Sapere che per ognuno le proprie convinzioni profonde sono più vere di qualsiasi realtà oggettiva e dimostrata;
  3. Sapere che la “verità” e tutt’altro che un criterio di misura assoluto della realtà;
  4. Avere sempre ben presente che quello che più conta delle convinzioni è l’effetto che esse sortiscono in ognuno di noi. Pochissime convinzioni sono giuste o sbagliate in assoluto!