Attento al buon senso: la trappola mentale più diffusa e più pericolosa

«È ovvio», «tutti lo sanno», «è logico»,  quante volte usiamo queste espressioni per chiudere un ragionamento? Il buon senso sembra la cosa più affidabile che abbiamo. Eppure è stato proprio il buon senso a far condannare Galileo. Era ovvio che il Sole girasse intorno alla Terra: lo si vedeva ogni mattina sorgere e ogni sera tramontare. Erano tutti sicuri. E si sbagliavano tutti.

Nel 1633, Galileo fu processato per aver sostenuto che fosse la Terra a girare intorno al Sole. La sua tesi aveva indignato politici, alti prelati e gran parte degli scienziati del tempo. Eppure «Eppur si muove» era il risultato di un’attenta analisi dei fatti osservabili. I suoi oppositori si basavano sugli stessi fatti – ma li interpretavano attraverso il filtro del buon senso comune.

Il problema con il buon senso

Il buon senso è uno strumento prezioso per la vita quotidiana. Ma diventa pericoloso quando viene usato come argomento conclusivo, come se la sua ovvietà fosse garanzia di verità. La storia della scienza è piena di «verità ovvie» che si sono rivelate false. La Terra piatta sembrava ovvia. Il flogisto sembrava ovvio. L’etere sembrava ovvio.

Ogni volta che siamo attratti da un ragionamento perché ci sembra basato sul buon senso, dovremmo domandarci: il buon senso è l’unica buona ragione delle nostre deduzioni? E anche se fosse così, ricordiamo che potremmo ugualmente sbagliarci. Persino i geni possono sbagliare.

La conclusione pratica non è abbandonare il buon senso – ma tenerlo sotto osservazione. Usarlo come punto di partenza, mai come punto di arrivo.

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