L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il lavoro degli operatori forensi, degli investigatori e degli avvocati. Ma nel campo specifico della comunicazione forense – l’analisi del comportamento comunicazionale di testimoni, sospettati e persone informate sui fatti – il contributo dell’AI è ancora oggetto di un dibattito scientifico e giuridico aperto.
Che cosa può fare l’AI in ambito forense comunicazionale
- Analisi automatizzata del linguaggio verbale: sistemi NLP (Natural Language Processing) in grado di rilevare pattern di incoerenza nel discorso, anomalie lessicali e strutture tipiche del parlato inautentico
- Riconoscimento facciale e analisi delle espressioni: sistemi di machine learning addestrati sui database FACS in grado di rilevare microespressioni con alta velocità di elaborazione
- Analisi prosodica automatica: rilevazione di variazioni di frequenza, intensità e ritmo vocale associate a stati emotivi di rilevanza investigativa
- Analisi stilometrica del testo scritto: attribuzione di paternità di documenti, messaggi, post.
Che cosa l’AI non può ancora sostituire
L’analisi comunicazionale forense svolta da un esperto umano qualificato integra in tempo reale dimensioni che nessun sistema AI attuale riesce a processare contestualmente: il contesto situazionale, la storia comunicativa del soggetto, le asimmetrie di potere nella relazione d’esame, le specificità culturali e sociolinguistiche, e soprattutto la capacità di formulare ipotesi interpretative alternative in modo responsabile e documentato. Il rischio principale dell’automazione dell’analisi comunicazionale forense è quello dell’effetto oracolo: il sistema AI emette un output (es. ‘probabilità di menzogna: 78%’) che il giudice, il consulente o l’investigatore accettano senza critica, rinunciando al proprio ruolo di valutatori ragionati della prova.
Il quadro normativo italiano ed europeo
- EU AI Act (Reg. UE 2024/1689): classifica i sistemi AI usati in ambito di applicazione della legge come “ad alto rischio”, soggetti a obblighi di trasparenza, valutazione della conformità e supervisione umana
- Legge 132/2025 (Italia): introduce nuove disposizioni sull’uso di strumenti AI nelle indagini della polizia giudiziaria e sui requisiti di documentazione
- Deliberazione CSM: raccomandazioni ai magistrati sull’uso di strumenti di analisi automatizzata della prova e sulle garanzie processuali da rispettare
La posizione della comunicazione forense scientifica
La comunicazione forense, come disciplina scientifica, considera l’AI uno strumento potenzialmente utile se correttamente calibrato, validato e usato in modo trasparente. Insiste infatti sulla necessità che ogni output AI venga verificato, interpretato e firmato da un esperto umano responsabile, secondo i principi della prova scientifica ammissibile (standard Daubert, linee guida ENFSI).
