C’è un’unica condizione per non essere influenzabili: essere morti. Se stai leggendo questo articolo, quella condizione non è la tua. Siamo tutti influenzati dalle nostre convinzioni, dai nostri stati d’animo, da quello che ci dicono gli altri, da come ce lo dicono. La soggettività non è una debolezza: è la natura umana. Il problema vero la mancanza di consapevolezza di ciò.
Perché una stessa legge può essere interpretata e applicata in modi diversi? Perché persone diverse, nelle stesse condizioni, che commettono lo stesso reato possono essere condannate in modo assai dissimile? Perché alcuni colpevoli vengono considerati innocenti, e alcuni innocenti vengono condannati? La risposta è una sola: perché noi uomini pensiamo, valutiamo e decidiamo in modo soggettivo.
La soggettività umana
Ogni uomo è diverso da tutti gli altri. Se è vero che siamo tutti persone diverse, è più probabile che pensiamo tutti allo stesso modo, oppure che ognuno la pensi a modo suo? La risposta è ovvia. E da questa ovvietà – che spesso si trascura o si nega – discende il motivo per cui la legge non è mai davvero uguale per tutti nel senso di essere applicata in modo identico da ogni giudice in ogni tribunale.
L’influenzabilità come qualità ontologica
L’influenzabilità è una qualità ontologica di tutti gli esseri umani – non una debolezza da nascondere. È la particolare sensibilità, soggettiva e inconscia, all’influenza esercitata dai propri pensieri, dalle proprie convinzioni, dall’ambiente e dalla comunicazione degli altri. I comunicatori più efficaci al mondo – gli ipnotisti — lo sanno bene: agiscono su questa influenzabilità naturale con una padronanza del linguaggio, della voce e del comportamento non verbale che rende il loro messaggio praticamente irresistibile.
